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Il retablo, nelle chiese della provincia del Medio Campidano, costituisce un’importante testimonianza dell’arte pittorica nel territorio. Si tratta di una pala d’altare tardogotica di derivazione spagnola, con una struttura prevalentemente verticale, di materiale ligneo, composta da più tavole dipinte a tempera in cui vengono rappresentati i santi venerati in loco. I retabli risalgono al Cinquecento, ma mentre nel resto d’Italia nello stesso periodo si è in pieno Rinascimento, in Sardegna, sotto il dominio spagnolo, le innovazioni rinascimentali arrivano lentamente e si mescolano ai caratteri della cultura sarda ed iberica assumendo connotati del tutto originali. Alcuni dei retabli sono conservati nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari, come quello più antico di Sant’Eligio proveniente da Sanluri. Tuttavia molte chiese conservano ancora quello che spesso era l’opera più preziosa dell’edificio, come il Retablo di Villamar, datato nel 1518 da Pietro Cavaro, il retablo del Maestro di Castelsardo a Tuili, di Antioco Mainas a Lunamatrona e Sanluri e di maestri anonimi a Barumini, Collinas e Villanovafranca.