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Santa Maria Assunta - domenica 21 Agosto

Processione in onore di Santa Maria Assunta (Guspini)

Comune: Guspini -
Data inizio: domenica 21 agosto 2011
Data fine: domenica 21 agosto 2011

Da giovedì 11 a lunedì  22 agosto 2011, si tengono a Guspini i festeggiamenti, religiosi e civili, in onore di Santa Maria Assunta organizzati dall'Associazione Festeggiamenti Santa Maria in collaborazione con l'amministrazione comunale, la Pro Loco, l'Auser e la Provincia del Medio Campidano.

Festeggiamenti religiosi:
Domenica 21 Agosto
ore 7,30 Santa Messa (a S. Nicolò)
ore 8,30 Santa Messa (a S. Maria)
ore 19,00 Santa Messa per l'anniversario della morte di Mons. Salvatore Spettu e del Can. Dario Sanna. Solenne commemorazione in ricordo di Mons. Spettu a dieci anni dalla morte (a S. Nicolò).
Presentazione del volume "Guspini fa memoria dei suoi preti"

Festeggiamenti civili:
Domenica 21 Agosto
ore 16,00 SA DIE DE IS PIPIEDDUS - il mercatino dei ragazzi, giochi a squadre, esposizione di hobbysti, mostra delle monete. LABORATORIO DEGLI AQUILONI - in collaborazione con ANTEAS - Giardini Pubblici.
ore 21,30 Spettacolo di teatro sardo ragazzi con la FILODRAMMATICA GUSPINESE in "S'INCASADA" di Maria Lucia Serpi - Giardini Pubblici.

La storia:
I guspinesi hanno sempre manifestato una particolare venerazione per l’Assunta, che secondo l’edito dell’Imperatore Maurizio (582-602 d.C) si celebra il 15 agosto. Definita “Sa festa manna”, è la ricorrenza più importante per il paese, considerata quasi una sorta di “patrona” nonostante l’ufficialità di San Nicolò. Un mese prima della celebrazione della festa, tutti i giorni al tramonto i vari rioni si riunivano per recitare il rosario e cantare “is coggius”. Ancora oggi, ma in forma più intima, all’interno della chiesetta di Santa Maria un gruppo di fedeli mantiene viva questa tradizione. “Is coggius” è una forma di canto molto semplice, composto da strofe di sei versi più altri due come ritornello. Di origine presumibilmente spagnola da “Gozare” (godimento) serviva per cantare la vita dei santi e in particolare dell’Assunta. Il 13 agosto avveniva la vestizione della santa. Secondo la tradizione bizantina, la Madonna, rappresentata da una statua dormiente veniva vestita (la cerimonia della vestitura è ancora in uso) con una tunica ricamata con filamenti in oro e argento, calzari e corona d’argento e ingioiellata con anelli e collane preziose donati come ex voto. La statua dormiente, dopo essere rimossa dall’urna veniva posta sul baldacchino, che veniva utilizzato anche per il suo trasferimento dalla parrocchia di San Nicolò alla chiesetta. Un’antica imposizione vietava l’apertura prima delle ore 15. Il 15 agosto, di mattina, la statua dell’Assunta in processione per le vie San Nicolò, Lamarmora, Ferracciu, La Pace, Manno e vico Santa Maria, veniva portata nella chiesetta, dove vi restava per otto giorni. In testa alla processione c’erano i suonatori di launeddas (is sous de canna), i cavalli e i gioghi di buoi senza carro bardati con collane e campane (Gutturadasa e Odriangiusu). Di sera, nella zona di Su legau, si correva con i cavalli. Il 15 e 16 agosto gli artigiani locali e della zona, lungo la via Santa Maria, esponevano i loro prodotti: brocche, bagneruole, tegami e pentole in terracotta (marighéddasa, scivéddasa, tianusu e pingiadasa), cestini, cesti, corbule, crivelli e setacci (scattéddusu, cadiusu, crobisi, cibirusu, seddazzusu). Dall’interno della Sardegna arrivavano gli artigiani che lavoravano il rame con caldaie, padelle, sonagli (caddasciusu, sattaiasa, pittaiousu e limbiccusu) e il legno con forconi, pale per il forno, telai, scaffali (fruccoisi, pabiasa de forru, trobasciusu e parastaggius). Gli artigiani di Gonnosfanadiga, che avevano sostituito quelli di Guspini nella produzione delle lame, oltre ad esporre coltelli e roncole (arrasoiasa e pudatzasa) portavano con loro ottimi prodotti tessili da telaio: bisacce, grossi panni, manti o coperte di orbace (béttuasa, cilloisi, saccu niéddusu). In diversi punti di questo “mercatino” si “insediavano” alcuni vinificatori dell’oristanese che, con i loro carri carichi di botti di vernaccia, allestivano punti di ristoro. Al loro fianco quasi sempre si trovavano is turronaiusu, venditori di torrone e altri dolci composti da mandorle, nocciole, ceci e fave tostate
(Fonte: Identità di un paese. T. Agus e G.P. Pusceddu)

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