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Festa di Santa Severa

Chiesetta campestre di Santa Severa a Gonnosfanadiga

Comune: Gonnosfanadiga -
Data inizio: lunedì 13 aprile 2009
Data fine: martedì 14 aprile 2009

Dal sacro al dilettevole, dal celebrativo al ricreativo.. Così domenica (Pasqua), lunedì (Pasquetta) e martedì Gonnosfanadiga celebrerà la tradizionale festa campestre di Santa Severa. Le sue origini risalgono alla seconda metà del Settecento, quando monsignor Pilo e i vescovi a lui succeduti risparmiarono la chiesa di Santa Severa dalla demolizione e approvarono la sagra in onore della santa.
I festeggiamenti iniziano ufficialmente alle 10,15 di domenica con la processione dell'incontro tra Gesù risorto e la Madonna e la celebrazione della messa, officiata dal parroco don Liberale Carta. Alle 19 il simulacro della santa sarà accompagnato dalla chiesa parrocchiale del sacro Cuore alla chiesetta campestre. Alle 22, in piazza Vittorio Emanuele si terrà lo spettacolo “Marco Piccu Show”.
La giornata clou dei festeggiamenti è lunedì. Alle 10,45 si terrà la processione attorno al santuario di Santa Severa. Alle 11 sarà celebrata la messa solenne con panegirico tenuto da padre Beppe dei frati cappuccini e la partecipazione del coro parrocchiale Sacro Cuore. Al termine della funzione religiosa ci sarà l'accensione de “sa batteria”. Alle 14 è in programma la tradizionale gara di “tiro al piatto”. Alle 19 il simulacro sarà riportato alla chiesa del Sacro Cuore con l'accompagnamento della banda musicale locale “Giacomo Puccini”. Alle 20 estrazione dei biglietti della sottoscrizione a premi e premiazione dei vincitori della gara di “tiro al piatto”. Alle 21,30 è in programma uno spettacolo pirotecnico. Seguirà il concerto di Carla Denule.
Martedì, sempre nella chiesetta di Santa Severa, sarà celebrata la messa per gli anziani e i disabili.
(Fonte: Unione Sarda del 8 aprile 2009 articolo di g.p. pusceddu)

La storia della Festa di Santa Severa
Una festa tra sacro e profano che perpetua l'antico passato
Lunedì di Pasqua. Per i gonnesi tradizionale appuntamento a Santa Severa, località amena, ricca di storia e di ricordi, con una graziosa chiesetta di incerta origine ma sicuramente molto antica. Il periodo a cui risale è fonte di accese dispute. Sappiamo solo con certezza che tra l’XI e il XII secolo c’era già. Vi si ricorda la Santa, a cui i gonnesi sono molto affezionati e devoti. La festa è un mix di sacro e profano, ma l’elemento religioso tiene banco.
La conservazione della chiesetta è infatti dovuta alla caparbia volontà dei gonnesi, sospinti da indomita fede, che intorno al 1797 racimolarono la cifra allora considerevole di 242 lire e 16 soldi per restaurarla e ripararla. Faticarono non poco per ottenere l’autorizzazione al restauro da parte dell’autorità religiosa; quel che restava di antiche chiese era covo e rifugio di personaggi poco raccomandabili e molte altre chiesette campestri furono demolite. Oggi la chiesetta è ancora oggetto di interventi restaurativi e conservativi e continua a far bella mostra di sé tra lo scenario dei monti del Linas.
La festa religiosa,andata e ritorno in processione della Santa, messa e panegirico nella chiesetta, si intreccia con elementi profani e altri di sapore prettamente locale. E’ festa di primavera, esplosione di colori, di animi allegri e festanti; è incontro di giovani, che intrecciano i primi impegni. In quel giorno i campi verdeggianti si animano di gitanti: l’incontro con la natura che risorge. Quanti profondi legami col significato della Pasqua! L’anima e il corpo, chiamati a nuova vita.
E poi c’è il “tiro al piatto” anticamente “sparai a su caboni”. E’ una gara fra gli abili tiratori, da disputarsi col fucile da caccia e con palla asciutta, che devono centrare un bersaglio costituito da un piatto posto a circa 70/80 metri. Anche questa ha origini antichissime, forse per ricordare l’abilità che i gonnesi dimostrarono con lo schioppo quando nel 1610 liberarono i prigionieri fatti dai predoni della mezzaluna che distrussero Serru.
Altre testimonianze vogliono questa usanza legata a motivi di sicurezza degli abitanti della Sardegna, quando in tempi andati, durante le feste, erano sistematicamente depredati da “predoni e barbareschi”. Si pensò bene di andare alle feste armati e, visto che le armi c’erano, perché non fare una bella gara per vedere chi è più abile? Poi, con uno sparo a salve ogni tanto, si onorava (dicevano) la Santa, e si riempie la serata.
Oggi gli spari di razzi e granate fanno da rumoroso contorno alla festa e l’annuale comitato annacqua il tutto con generose libagioni. A margine canti e balli. Si perpetua così una tradizione che cattura ancora l’attenzione e l’interesse di molti e mantiene ben forte il legame col nostro passato.
(Fonte: Nuovo Cammino n. 9 dell' 1 maggio 2003)