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28 Marzo a Guspini - XXII Convegno dedicato all'Archeologia “Familiarità dei sardi col mare: le navicelle votive”

La docente Anna Depalmas - Dipartimento di Scienze Umanistiche e dell'Antichità dell'Università di Sassari durante il convegno  dedicato all'Archeologia “Familiarità dei sardi col mare: le navicelle votive”

Comune: Guspini -
Data inizio: Saturday, March 28, 2009
Data fine: Saturday, March 28, 2009

Il gruppo archeologico "Neapolis" di Guspini organizza, col patrocinio del comune di Guspini, della Provincia del Medio Campidano, della Pro-Loco di Guspini, delle Università di Cagliari e Sassari, della Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari e Oristano, il Parco Geominerario storico ambientale della Sardegna, il XXII Convegno dedicato all'archeologia dal tema "La civiltà nuragica, altri misteri".

Sabato 28 marzo 2009, alle ore 17.30 presso l'aula consiliare di Guspini, la docente Anna Depalmas dell'Università di Sassari terrà la conferenza sul tema "Familiarità dei sardi col mare: le navicelle votive"

 

Familiarità dei sardi col mare: le navicelle nuragiche

Il preconcetto di un'atavica incompatibilità tra antichi sardi e mare è perdurato a lungo - e forse ancora resiste - benché i nuragici ci abbiano lasciato una ricca documentazione a smentita della loro presunta estraneità con l'elemento acquatico: la riproduzione di una virtuale flotta rappresentata da modelli di imbarcazione in miniatura.
Si conoscono circa centocinquanta navicelle di bronzo e diverse centinaia sono quelle di ceramica, ma il numero di questi manufatti è naturalmente destinato a modificarsi e a crescere con l'incremento delle ricerche e delle nuove scoperte.
Poiché la natura dell'argilla non poteva consentire l'esecuzione di una modellazione precisa e dettagliata quanto quella ottenibile con la fusione del bronzo "a cera persa", le realizzazioni in ceramica appaiono in genere solo evocative della forma a cui si ispirano.
Le riproduzioni bronzee di modelli di imbarcazioni prodotti dalle officine sarde sono invece ben più dettagliate e appaiono caratterizzate da un corpo realizzato in forma di scafo di nave terminante, in corrispondenza dell'estremità anteriore, con una protome animale.
Nell'ambito 'di questa categoria si ,riconoscono essenzialmente due fogge, distinte in base alla forma dello scafo: a scafo largo, tendente al circolare ma con l'estremità posteriore ogivale, che si può definire Ilcuoriforme" e a scafo più stretto, con simmetria anteroposteriore o Ilfusiforme".
Le navicelle a scafo Ilfusiforme" sono le più numerose e all'interno di questa classe è possibile individuare quattro raggruppamenti tipologici, definiti sulla base dei criteri distintivi dei margini dello scafo, del sistema di sospensione e delle modalità di unione della protome allo scafo.
Un gruppo in particolare risulta contraddistinto da un consistente numero di attributi comuni quali le estremità dello scafo a spigolo vivo, il fondo distinto e con peducci, il ponte a listello trasversale, l'avvolgimento di filo a spirale sul collo della protome, la protome stilizzata.
Nell'ambito dei gruppi si riconoscono ventuno tipi, caratterizzati da numerosi elementi costitutivi quali: la forma e le sezioni dello scafo; l'andamento del fondo e delle estremità dello scafo; i diversi elementi (ponte o albero) che sostengono l'anello di sospensione; il tipo di bordo, semplice o sopraelevato; i tipi di protome (bovina, cervina, ovina, naturalistica o stilizzata); le modalità di raccordo dello scafo con la protome; !a presenza di figurine di mammiferi o volatili sull'orlo dell'imbarcazione.
La percentuale più consistente di ritrovamenti delle navicelle risulta essere in strutture civili nuragiche (38,3%): da nuraghi e dall'area intorno ad essi, da capanne e da ripostigli
rinvenuti al loro interno. Rari i ritrovamenti in contesti funerari (2,7%) anche se, in ambito extrainsulare, sono cinque le navicelle deposte entro tombe a tumulo etrusche. TI 19% delle navicelle è stato trovato in ripostigli mentre ben il 26% dei rinvenimenti proviene da stipi votive isolate o collocate all'interno di vari edifici (nuraghe, pozzo sacro, struttura circolare) o di grotte.
L'impiego funzionale dell'oggetto come lucerna votiva è ipotizzabile sulla base del confronto con l'analoga classe di manufatti realizzati in ceramica, per la quale è ampiamente documentato un uso come lampade all'interno di ambienti utilizzati per scopi cultuali.
il valore religioso dell'oggetto, oltre che dalla collocazione nei luoghi sacri, era poi accentuato dal valore di ex-voto di particolare prestigio ed importanza e dall'utilizzazione della navicella come lucerna votiva adoperata nell'illuminazione degli ambienti bui, all'interno dei santuari e dei sacelli, poggiata su un piano o sospesa per mezzo dell'appicagnolo.
Benché sia possibile istituire dei confronti con esemplari di imbarcazioni prodotte in ambito egeo e in particolare a Cipro, nel corso dell'età del bronzo, le navicelle nuragiche appaiono una manifestazione. singolare, diversa ed isolata all'interno delle rappresentazioni di imbarcazioni nel panorama mediterraneo, distinta per il materiale utilizzato, per l'elevato livello artigianale ed artistico e per l'originalità delle• soluzioni adottate nel produrre tipi, varietà e varianti al modello di imbarcazione che resta comunque fedele al modello con scafo fusiforme terminante nell'estremità anteriore con una protome animale.
Numerosi elementi costitutivi dell'oggetto appaiono fortemente evocativi della società nuragica che lo ha prodotto, l'iconografia delle figurine di animali riprodotte sul margine dello scafo e quella delle protomi, gli elementi decorativi quali le spirali, le trecce, gli avvolgimenti di filo, le colonnine con capitello a gola analoghe alle torri dei modellini di nuraghe.
Le navicelle sembrano trasmettere un esplicito valore rappresentativo della cultura nuragica di appartenenza, riecheggiata oltre che dagli elementi simbolici e figurativi che compongono la preziosa scultura di bronzo anche dall' immagine stessa della barca, presumibilmente richiamo alla potenza commerciale e marinara delle genti sarde. Sono oggetti infatti che, aldilà del loro valore estrinseco di raffinate sculture miniaturistiche, ci parlano con evidenza di una vocazione marinara che i sardi nuragici coltivarono parallelamente ad altre, meglio documentate, attività agricolo-pastorali
Le navicelle di bronzo attestano quindi un interesse per la navigazione che non poteva mancare in un popolo coinvolto nelle relazioni con l'esterno e stanziato in una terra che, anche per posizione geografica, si pone al centro di un'area di traffici transmarini che godono, nel corso delle età del bronzo e del ferro di straordinaria intensità.

(Fonte: Materiale informativo distribuito durante il Convegno.Indicazioni bibliografiche A. Depalmas, «Imbarcazioni, rotte e traffici nella Sardegna di età nuragica», Atti del quarto incontro di studi Preistoria e Protostoria in Etruria, Milano 2000, pp. 201-213.
A. Depalmas, Le navicelle di bronzo della Sardegna nuragica, Cagliari 2005.
F. Lo Schiavo, <<1 Sardi sul mare: le navicelle di bronzo», P. Bemardini, P. G. Spanu, R Zucca (a cura di), La battaglia del Mare Sardonio. Studi e Ricerche, Cagliari-Gristano 2000, pp. 117-133.
F. Lo Schiavo, «Sea and Sardinia. Nuragic bronze boats», Studies in honour oj Ellen Mac
Namara, London 2000, pp. 141-158.
Anna Depalmas Dipartimento di Scienze Umanistiche e dell'Antichità Università di Sassari)