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Savina Dolores Massa presenta "E' nata 'na creatura" tratto dal Romanzo “Mia figlia Follia“

Savina Dolores Massa presenta "E' nata 'na creatura" tratto dal Romanzo “Mia figlia Follia“

Comune: Serrenti -
Data inizio: Tuesday, November 2, 2010
Data fine: Tuesday, November 2, 2010

Martedì 2 novembre, alle ore 18.30, presso l'Ex Mattatoio in Via Nazionale 270 a Serrenti, Savina Dolores Massa, in collaborazione con Maya Eventi culturali, all'interno di FIND 28 - Festival Internazionale Nuova Danza, presenterà il monologo "E' nata 'na creatura", tratto dal romanzo Mia figlia follia (ed. Il Maestrale). A seguire dialogherà con Luca Becciu, Sindaco di Serrenti.
"...Ti sei accorta che sta iniziando la primavera? Negli alberi acacia di via Solferino sono arrivati i fiori viola, e dietro la scuola elementare i glicini fanno diventare asini anche i bambini più studiosi. Da due giorni mi sono fatta tagliare i capelli, avevo già il collo sudato. In marzo quella è la strada che mi piace di di più, fa un profumo! Non so cosa succede, ma quando vado lì a passeggio, le persone mi passano vicino senza attraversare la la strada se mi riconoscono da lontano. Le piante acacie e i glicini fanno diventare la gente buona, vero Maria Carta? Bisognerebbe portare tutte le case in quella strada, devo andare a dirlo al sindaco. Guarda come mi sta diventando la pancia tonda, si nota? Adesso non venivo da te da molto." (da Mia figlia follia)

I VOLTI DELLA ME
“Si narra che io sia nata di settembre, in un non precisato giorno del secolo ‘900 che in realtà è certificato tra i polverosi archivi del Municipio di Oristano, città di Regine e peste e cunicoli frequentati da fantasmi di suore libertine e i loro figli. Sono allergica agli archivi, non alla polvere, ma i Municipi mi incutono soggezione, per cui non vi disturbi se non vado a passeggiarvi per accontentarvi il gusto del sapere la vanità segreta di una donna. A tre anni il solo a vincermi nel gioco del mentire era mio padre. A sei anni imparai a memoria la mia prima poesia decifrata sopra a un libro, me la scrissi a penna sulla coscia. Fui punita, per la seconda cosa, in un buio di scarpe e gabinetto. Da allora mi rifiuto di imparare qualunque cosa a memoria. Anche le tabelline, piano piano, preferii trasformarle in pensieri di parole nella testa.
A diciassette anni, nel gioco del mentire, mio padre da un pezzo era il perdente. Sempre in quell’anno, ed è ancora ‘900, imparai a tatuarmi sulla coscia la A dell’anarchia. A scuola nessun mio professore leggeva quello che leggevo io, né vedeva il cinema che cercavo io, né sapeva decifrare il mio linguaggio, retaggio di cunicolo, di peste e fantasia. Selvaggia e bugiarda li lasciai, andai a far lezione di vita da mia nonna, la fu Petronilla Chiara Sofia dagli occhi azzurri, che per tutta la vita provò a insegnarmi le preghiere e le bestemmie. Entrambe vanamente. Per molto tempo in quel mio ‘900 fui amante, bimba, e puttana d’ogni sogno rimandato. Inutile per voi spulciare nei miei archivi: si brucia tutto ciò sulla stadera della vita, con pesi di felice e d’infelice.
A camminare storti si scoprono le strade, con predilezione per quelle con lampioni e inchiostri da ingoiare. Per scoprire la persona che a voi può interessare, ed una e non le tutte che mi danzano di vene e sangue in anemia di nostro mare, dovrete fermarvi un attimo alle 22.45 di un gennaio, quando il mio maestro di bugie rivoltò gli occhi per sempre sul volto della figlia. Da un lutto la menzogna può tingersi di vero. In quel momento io fui una scrittrice. Da allora non la smisi più di imbrattarmi di lettere le cosce e il corpo intero. Così succede che in molti ti dicano, Sei brava. E ti offrano l’alloro della laurea in Mentitora. Le targhe sono molte, appese ai muri: da Torino, da Procida, da Ales, da Nuoro e tanti altri luoghi dove qualcosa di ciò che sembra vero che io racconti ha il bacio di mia nonna e di mio padre. Un famoso vento sardo, che è Il maestrale, porta le mie storie anche oltremare. Io, di passaggio, faccio la cantora, ma nulla, ve lo giuro, imparerò a memoria.” S.D.M.