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Proiezione del film-documentario “Custu est su procu” di Piero Tatti

locandina

Comune: Serrenti -
Data inizio: Samstag, 24. März 2012
Data fine: Samstag, 24. März 2012

IMPARIS … alla riscoperta dei saperi autentici della civiltà contadina

“Custu est su procu” è il titolo del film del regista Piero Tatti che verrà proiettato sabato 24 marzo alle 18,30 presso i locali dell’ex mattatoio a Serrenti.

Il richiamo e il fascino della Sardegna tradizionale, le consuetudini del passato attraggono e seducono un po’ tutti. La vita dell’uomo è strettamente legata al tempo (e quindi anche al passato) e di tempo e di ricordi imbastiamo la nostra esistenza terrena. Si può custodire, riscoprire e sfruttare il patrimonio esperienziale, sociale e culturale di una comunità? La documentaristica ci può dare una mano. Il cinema ci aiuta perché utilizza un linguaggio universale, semplice, fatto di immagini, azioni, suoni, parole. Spesso descrive o configura la realtà che ci circonda e riesce a fermare la vita per sempre.
Un buon film-documentario emoziona e informa nel contempo. Fait meda beni (reca beneficio), ogni tanto, fare un viaggio a ritroso nel tempo, sul filo della memoria, alla riscoperta dei saperi e sapori autentici della tradizione locale, della civiltà contadina. Bisogna però stimolare i giovani, esortare gli adulti e coinvolgere gli anziani della comunità se si vuole promuovere il territorio.
Partendo da questa idea di base, per dibattere di promozione, tutela dell’ambiente, salvaguardia e valorizzazione delle tradizioni agricole ed alimentari, l’Associazione IMPARIS ha ideato e organizzato per sabato, 24 marzo, ore 18,30, presso l’ex mattatoio di Serrenti, in via Nazionale 280, con ingresso libero, la proiezione del documentario interamente ambientato in Marmilla, dal titolo “CUSTU EST SU PROCU”. Al termine della manifestazione, nell’area apposita, gli spettatori potranno assaporare e degustare i prodotti tipici del tagliere del suino di razza sarda.

 

La domesticazione del maiale risale a tempi remotissimi. I nuragici, come testimoniato dal ritrovamento di numerosi reperti faunistici e archeologici ne consumavano le prelibate carni.In epoca romana e nel medioevo l’allevamento del suino rustico fu potenziato ed esteso a tutta l’isola. Oggi il patrimonio suinicolo isolano è di circa 230.000 capi.

Almeno fino ai primi anni 70 del secolo scorso, nei paesi della Sardegna, il maiale si allevava pazientemente in casa, dalla primavera all’autunno, alimentandolo con granaglie, fave, fichi d’india,ghiande ... Quando mancava circa un mese alla macellazione si aggiungevano alla dieta i ceci e i piselli che arrossavano le carni e facevano aumentare di spessore il grasso dell’animale. Il mese migliore “po bocí su procu” era Dicembre. Su meseìdas. Si preferivano le giornate terse, non piovose, con freddo secco.

De su procu non si perdìat nudha. Del maiale non si buttava via niente. Col lardo e lo strutto si preparavano i cibi. Con le ossa si faceva il minestrone di ceci. Con la gerda si faceva un pane speciale. Il contadino usava “s’ollu-e-seu” per impermeabilizzare le scarpe da lavoro. Le setole si vendevano al ciabattino. Col sangue si preparava il sanguinaccio (sa sanguanedha) con ricette diverse da paese a paese.

SERRENTI, ESPERIENZE E CONOSCENZE DEL PASSATO PER CREARE UN MONDO SEMPRE PIU' CONTADINO
[Piero Tatti, Tomas Tatti]
Sarà per il valore didattico-educativo, sarà per il valore storico-documentale, … ma la visione, in pubblico, di un documentario sulla Sardegna e sulle tradizioni isolane, incuriosisce i ragazzi, emoziona gli anziani, entusiasma i giovani.
La proiezione del video CUSTU EST SU PROCU: la macellazione del maiale domestico, del 24 marzo, presso i locali dell’ex mattatoio a Serrenti e la grande partecipazione di pubblico (oltre 150 persone) ha misurato e dimostrato, ancora una volta, la validità delle iniziative a tema identitario che danno senso e valore alla vita quotidiana. Danno sostanza alla realtà che ci circonda.
Non dobbiamo dimenticare che quando si proietta in pubblico un film e lo si discute, la comunanza psichica e riflessiva - fra giovani e anziani - favorisce lo sviluppo della coscienza storico-critica e pertanto la nostra sfera affettiva e cognitiva ne trae vantaggio.
La piacevole serata all’insegna della cultura, dell’aggregazione sociale, organizzata dall’Associazione Imparis di Serrenti, si è aperta con la proiezione (5 minuti) del corto “De Manus Bonas”, una riflessione antropologica sul sapere delle mani. Gli autori (Piero e Tomas Tatti) hanno poi illustrato e presentato il film al pubblico in sala. Non è mancato il richiamo alla ricchezza del patrimonio culturale, alle tradizioni della Marmilla, ai saperi diffusi (e condivisi) legati alla civiltà contadina e quindi al territorio.
Il Sindaco di Serrenti, Luca Becciu, nel suo intervento, ha posto l’accento sul ruolo e la funzione che hanno i beni culturali e identitari a livello di collettività. Rafforzano l’immagine e sono una risorsa anche economica da non sottovalutare. Le Istituzioni, le agenzie educative, la scuola, le Associazioni locali fanno un gran lavoro e si adoprano, con tutti i mezzi, perché cresca e si diffonda la coscienza culturale e politica per la tutela, la valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e identitario. Bisogna però mettere a sistema questi saperi e far si che le nuove generazioni utilizzino sempre più il corredo di esperienze (e di conoscenze) ereditato dai padri per migliorare la nostra economia e per creare un futuro che sia, non solo nella nostra Provincia, sempre più contadino.
Il Presidente della Provincia, Fulvio Tocco, ha avuto parole di apprezzamento per il documentario e in particolare per l’iniziativa che rappresenta per la comunità e per gli ospiti un’occasione di crescita e di confronto culturale. Ha “segnalato” alcune iniziative di successo varate e sostenute dalla Provincia del Medio campidano, legate al territorio e al comparto agro-alimentare. Fra i tanti, spicca Il Mercato Rurale, Tre Terre di Villacidro dove si vendono e si acquistano i prodotti a km. zero. Ha poi ricordato come i giovani che creano le loro piccole aziende o avviano un’attività nel campo enogastronomico si ispirano, con successo, ai saperi antichi e si avvalgono dell’esperienza maturata sul campo dai padri. Bisogna avere i piedi “per terra”, lavorarla e rispettarla perchè la terra è madre e sa essere generosa con chi lavora.
Grande soddisfazione fra i soci dell’Associazione Imparis per l’ottimo risultato e già si lavora per “mettere a punto” il programma del secondo incontro che, come ricordato da Mauro Diana, presidente del sodalizio, si terrà il 21 aprile, sempre nei locali dell’ex mattatoio dove si proietterà il film di Piero Tatti “L’Ultimo Canto del Gallo. Voler bene alla terra”. Un documento straordinario con rare immagini sul lavoro agricolo e pastorale dei primi anni 80 del secolo scorso, ambientato in Marmilla, che oggi, nell’era della “Green economy”, torna di grande attualità.
(Fonte: Newsletter Serrentinforma n. 404 del 5 aprile 2012)


SERRENTI, UN AMARCORD COLLETTIVO SULLE TRADIZIONI DIMENTICATE

A Serrenti, nei locali dell’ex mattatoio la proiezione promossa dall’associazione culturale “Imparis” del documentario “Custu est su procu” del regista Piero Tatti
SERRENTI. È stato un vero e proprio tuffo nel passato, dove hanno riecheggiato le atmosfere della Sardegna tradizionale e le consuetudini d’un passato ormai consegnato alla memoria l’incontro tenutosi sabato scorso nei locali dell’ex mattatoio dove, promosso dall’associazione culturale “Imparis”, è stato proiettato il documentario “Custu est su procu” del regista Piero Tatti. Ed è stato un vero e proprio viaggio alla riscoperta dei saperi autentici della civiltà contadina che ha richiamato il pubblico delle grandi occasioni: gli anziani che si sono ritrovati davanti ad uno spaccato della loro giovinezza e i giovani che hanno avuto occasione di “vedere” quello che era il rito de sa boccimenta de su procu, un autentico affresco d’antropologia culturale che fino ad almeno 40 anni fa ancora interessava gran parte dei paesi dell’isola. Sino ai primi anni 70 del secolo scorso, nei paesi della Sardegna, il maiale si allevava pazientemente in casa, dalla primavera all’autunno, alimentandolo con granaglie, fave, fichi d’india e ghiande. Poi ad un mese alla macellazione si integrava la dieta con ceci e piselli per arrossarne le carni ed aumentare lo spessore di grasso usato in cucina.
(Fonte: Tigellio Sebis, La Nuova Sardegna, mercoledì 28 marzo 2012)